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Salvo (Salvatore Mangione)

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Biografia di Salvo (Salvatore Mangione)

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Salvo (Salvatore Mangione), Leonforte 1947 - Torino 2015 Salvo (Salvatore Mangione), Leonforte 1947 - Turin 2015

Salvo (nome d’arte per Salvatore Mangione) nasce a Leonforte, in provincia di Enna nel 1947.

Nel 1956 si trasferisce con la famiglia da Catania a Torino, che rimarrà la sua città d’adozione.

Dall’inizio degli anni ’60 dipinge e si mantiene vendendo a poco prezzo ritratti, paesaggi e copie da Rembrandt e Van Gogh. Nel 1963 partecipa alla 121a Esposizione della Società Promotrice delle Belle Arti con un disegno da Leonardo.

 

1968-72

Tra il settembre e il dicembre 1968 è a Parigi, coinvolto dal clima culturale del movimento studentesco. Rientrato a Torino, inizia a frequentare gli artisti che operano nell’ambito dell’Arte Povera e che trovano un punto di riferimento nella galleria di Gian Enzo Sperone. Conosce Boetti, di cui diventa amico e con cui condivide lo studio fino al 1971, poi Merz, Paolini, Penone, Pistoletto, Zorio, e i critici Renato Barilli, Germano Celant e Achille Bonito Oliva.

Nel 1969 ha rapporti con i concettuali americani Joseph Kosuth, Robert Barry e Sol LeWitt. In estate compie un primo lungo viaggio in Afghanistan, a cui ne seguiranno altri. Inizia lavori in cui sono già chiare le tendenze – la ricerca dell’io, l’autocompiacimento narcisistico, il rapporto con il passato e con la storia della cultura – che diventeranno nodi essenziali della sua ricerca successiva. Tra questi, la fotografia Autoritratto come Raffaello e la serie 12 autoritratti in cui inserisce con fotomontaggi il proprio volto su immagini tratte da giornali, presentate nel 1970 alla Galleria Sperone, nella sua prima mostra personale.

Parallelamente ai lavori fotografici Salvo esegue lapidi in marmo su cui sono incise parole o frasi, quali Idiota, Respirare il padre, Io sono il migliore. Sono opere che, pur se maturate nel contesto dell’Arte Povera, mostrano nelle connotazioni monumentali e arcaicizzanti un carattere peculiare e precorritore della sua futura ricerca. È del 1970 Salvo è vivo, oggi all’Australian National Gallery di Canberra e al Neues Museum di Weimar, dell’anno seguente 40 nomi, elenco di personaggi illustri che da Aristotele giunge fino a Salvo. La serie delle lapidi proseguirà fino a tutto il 1972 con iscrizioni dalle fonti più varie, come un testo assiro in Il lamento di Assurbanipal o una parabola di Esopo per La tartaruga e l’aquila.

Dal 1971 realizza i Tricolore, superfici su cui è scritto “Salvo” in bianco, rosso e verde o con lettere al neon, inoltre copie di romanzi trascritte da lui stesso in cui viene riproposto il medesimo processo di sostituzione degli autoritratti inserendo il proprio nome al posto di quello dei protagonisti; è il caso, per esempio, di Salvo nel paese delle meraviglie (da Carroll) e L’isola del tesoro (da Stevenson).

Nel corso di quest’anno conosce Cristina, che rimarrà sua compagna tutta la vita.

Tramite Robert Barry, conosce Paul Maenz. Inizia così un lungo rapporto di amicizia e lavoro con il gallerista tedesco, che in giugno presenta nella sua galleria a Colonia una personale, preceduta in marzo dall’esordio parigino alla Galerie Yvon Lambert.

Nel giugno 1972 incontra John Weber e viene programmata per il gennaio seguente nella galleria newyorkese l’ultima sua esposizione di opere concettuali. Nello stesso anno Salvo partecipa a Documenta 5 di Kassel.

 

1973-79

Il 1973 è l’anno della svolta: Salvo torna alla pittura, per non abbandonarla mai più.

Il recupero delle tecniche tradizionali era già presentito in alcuni Autoritratti benedicenti disegnati tra il 1968 e il 1969. Con l’intento di rivisitare la storia dell’arte Salvo procede nei suoi d’après. La citazione di opere antiche non impone la copia tout court ma il rifacimento in chiave semplificata, dove l’artista talvolta inserisce se stesso con il procedimento dell’autoritratto. I lavori, ispirati a grandi maestri del Quattrocento quali Cosmè Tura e ancora Raffaello, vengono esposti in numerose mostre.

L’anno seguente si apre a Colonia la rassegna “Projekt ‘74”: Salvo chiede di non esporre alla Kunsthalle, sede della mostra, ma di allestire una sala al Wallraf-Richartz-Museum, dove San Martino e il povero del ‘73 (oggi alla Galleria d’Arte Moderna di Torino) è collocato accanto a capolavori di un pittore per ogni secolo, come Simone Martini, Lucas Cranach il Vecchio, Rembrandt e Cézanne.

Sempre nel 1974 Salvo partecipa presso lo Studio Marconi di Milano alla collettiva "La ripetizione differente", curata da Barilli. In dicembre, da Toselli, propone una sola opera, il Trionfo di San Giorgio (da Carpaccio), di oltre sette metri, poi inviata alla Biennale di Venezia del 1976 come unico suo intervento.

Dipinge le prime Italie e Sicilie, restituite attraverso le rispettive mappe geografiche ben riconoscibili e recanti, nell’ordinata scansione sulla superficie dell’opera, i nomi di insigni filosofi, pittori, letterati seguiti da quello dello stesso Salvo.

Dal 1976 si delinea un nuovo momento della sua ricerca. Elabora una serie di paesaggi in cui propone con colori squillanti, cavalieri tra rovine architettoniche e visioni di colonne classiche, viste in vari momenti del giorno e della notte.

Conosce Giuliano Briganti e Luisa Laureati, e Luciano Pistoi, il gallerista con cui avrà per molti anni un rapporto privilegiato.

Nel 1977, anno in cui nasce sua figlia Norma, per la prima volta un museo ospita una sua retrospettiva. Curata da Zdenek Felix per il Museum Folkwang di Essen, la vasta rassegna passa poi a Mannheimer Kunstverein di Mannheim.

In quest’anno termina i Giganti fulminati da Giove, una delle opere di maggiori dimensioni del periodo mitologico. Allestisce alcune personali tra cui una mostra sul Capriccio alla Galleria Stein di Torino, poi presso Françoise Lambert ed alla Galleria Pero, a Milano, Massimo Minini a Brescia e partecipa ad alcune collettive, tra cui quella alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna e alla Holly Solomon Gallery di New York.

 

1980-99

Tra la fine del 1979 e il 1980 Salvo dipinge una serie di paesaggi con case di campagna, chiese e monumenti quali San Giovanni degli Eremiti a Palermo e la Torre di Pisa, in cui compaiono alberi d’ispirazione giottesca e vegetazioni prima quasi inesistenti.

Tra il 1982 e il 1983 la sua notorietà si consolida ulteriormente a livello europeo. Dopo l’ampia retrospettiva organizzata da Massimo Minini al Museum van Hedendaagse Kunst di Gand, l’anno seguente sono riunite al Kunstmuseum di Lucerna le sue opere più significative realizzate dal 1973, poi al Nouveau Musée di Villeurbanne, presso Lione.

Iniziano i suoi rapporti con gli scrittori Giuseppe Pontiggia e Leonardo Sciascia, che dedicheranno a Salvo alcuni scritti.

Nell’estate del 1984 Maurizio Calvesi invita Salvo ad “Arte allo specchio”, alla XLI Biennale di Venezia: vi partecipa con sei lavori, tra le quali San Martino e il povero, Il bar del 1981 e un quadro del ciclo di Rovine ripreso in quest’anno. Al ritorno da un lungo viaggio in Grecia, Jugoslavia e Turchia dipinge i mishram, le caratteristiche tombe musulmane viste a Sarajevo. A questa tematica, presentata da Franco Toselli, seguiranno le Ottomanie (neologismo di Salvo), varianti dei precedenti paesaggi in cui compaiono i minareti resi nell’essenzialità della loro architettura.

Nel 1986 viene pubblicato il trattato Della Pittura - Imitazione di Wittgenstein, 238 brevi paragrafi in cui Salvo raccoglie i suoi pensieri sulla pittura con il metodo della proposizione assiomatica e dell’interrogazione retorica. Il volume esce in italiano, inglese, tedesco e in spagnolo.

Conosce Daniele Pescali, che diventerà il suo mercante principale dal 1987 al 1995.

Del 1988 sono due le mostre istituzionali, al Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e al Musée d’Art Contemporain di Nîmes.

Dipinge lavori che si ispirano alla pittura di P. Saenredam, gli Interni con funzioni straordinarie, presentati nel 1991 alla Galleria In Arco di Torino.

Nel 1992 Renato Barilli cura l’ampia personale Archeologie del futuro alla Galleria dello Scudo di Verona, nel cui catalogo compaiono testi di Giuseppe Pontiggia, Paul Maenz e Luigi Meneghelli.

Dagli anni ‘90 Salvo dedica alcune serie di quadri a luoghi che ha visitato, tra cui Oman, Siria, Emirati Arabi, Tibet, Nepal, Etiopia, oltre a gran parte d’Europa, in particolare Francia, Germania e Norvegia.

Dal 1995 Salvo trascorre alcuni mesi all’anno nel golfo di Policastro e nelle Valli del Po, vicino al Monviso, luoghi che lo hanno ispirato per numerose opere.

In questi anni conosce e frequenta lo scrittore Nico Orengo, per cui nel 2003 illustrerà il libro Cucina crudele.

È del 1998 la mostra antologica a Villa delle Rose, sede della Galleria d’Arte Moderna di Bologna, a cura di Renato Barilli e Danilo Eccher.

 

2000-15

Negli anni 2000 altri viaggi ispirano la sua pittura, in particolare quelli in Cina, Thailandia, Egitto e in Islanda.

Varie le mostre personali, tra cui quelle nelle gallerie Dep Art e Zonca & Zonca di Milano, Raffaelli di Trento e Mazzoleni di Torino e in spazi pubblici come la Palazzina Azzurra di S. Benedetto del Tronto e il Trevi Flash Art Museum, a cura di Luca Beatrice e come la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, per la doppia personale con Gabriele Basilico, a cura di Giacinto Di Pietrantonio.

In questi anni la sua pittura si rivolge al nuovo soggetto delle pianure, introducendo un nuovo taglio prospettico nei suoi paesaggi.

La sua città, Torino, gli dedica nel 2007 un’ampia mostra antologica alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, a cura di Pier Giovanni Castagnoli.

Salvo trascorre molto tempo a Costigliole d’Asti, tra Langhe e Monferrato, i cui paesaggi collinari si ritrovano nelle sue opere recenti.

Nel 2013 inizia a lavorare con la galleria Mehdi Chouakri di Berlino, che nel 2014 presenta una sua mostra personale.

Nello stesso anno, oltre a dipingere i suoi soggetti prediletti come paesaggi e nature morte, riprende in chiave nuova alcuni soggetti abbandonati da più di trent’anni, realizzando ad esempio una grande Italia, una Sicilia e un Bar, che presenta nel marzo 2015 in occasione della sua mostra personale alla galleria Mazzoli di Modena. Muore il 12 settembre 2015 a Torino.

Salvo (real name Salvatore Mangione) was born in Leonforte, in the province of Enna in 1947.

In 1956 he and his family move from Catania to Turin, which will always remain his adoptive city.

In the early 1960s he begins painting and supports himself by selling low-priced portraits, landscapes and copies of Rembrandt and Van Gogh. In 1963 he participates in the 121st Esposizione della Società Promotrice delle Belle Arti with a drawing after Leonardo.

 

1968-72

Between September and December 1968, the artist is in Paris, swept off his feet by the cultural climate of the student protests. After returning to Turin, he begins spending time with the artists involved in the Arte Povera movement, whose point of reference is the gallery owned by Gian Enzo Sperone. He meets Boetti; they become friends and share a studio until 1971. He also meets Mario and Marisa Merz, Paolini, Penone, Pistoletto, Zorio, as well as the critics Renato Barilli, Germano Celant, and Achille Bonito Oliva.

In 1969 he gets involved with the American Conceptual artists Joseph Kosuth, Robert Barry, and Sol LeWitt. In the summer he embarks on his first long journey to Afghanistan, to be followed by others. He begins making works that already clearly show up the themes—the search for the Self, narcissistic self-satisfaction, the relationship with the past and with the history of culture—that will become an essential part of his later research.

These include the photograph Autoritratto come Raffaello and the 12 autoritratti series where he mounts his own face on images taken from newspapers, shown at the Sperone Gallery in 1970 for his first solo show.

In parallel with his photographic works, Salvo makes marble panels on which he carves words or sentences, such as Idiota, Respirare il padre, Io sono il migliore. Although the works are developed within the context of the Arte Povera movement, their monumental and archaicizing connotations reveal their unique nature and foreshadow the artist’s future research.

Salvo è vivo is made in 1970, and it is now exhibited at the Australian National Gallery in Canberra and at the Neues Museum in Weimar. The following year he makes 40 nomi, a list of illustrious names that go from Aristotle to Salvo. He continues to work on his series of marble plaques throughout 1972, with inscriptions from a variety of sources, such as an Assyrian text in Il lamento di Assurbanipal or one of Aesop’s fables for La tartaruga e l’aquila.

In 1971 he begins making Tricolore, surfaces on which he writes “Salvo” in red, white, and green or in neon lettering, as well as copies of novels he personally transcribes where he uses the same process of substituting self-portraits by inserting his name in lieu of that of the main character; a case in point is Salvo nel paese delle meraviglie (after Carroll) and L’isola del tesoro (after Stevenson).

Over the course of the year he meets Cristina, his lifetime partner. Robert Barry introduces him to Paul Maenz. Thus begins Salvo’s long friendship and work relationship with the German art dealer, who has a solo show of the artist’s work in his Cologne gallery in June, preceded by the artist’s Paris debut at the Galerie Yvon Lambert in March.

In June 1972 he meets John Weber, and his last exhibition of Conceptual works is planned to be held in the New York gallery the following January. That same year Salvo takes part in Documenta 5 in Kassel.

 

1973-79

Salvo makes a crucial decision in 1973 when he goes back to painting, which he will never again abandon.

A return to traditional techniques had already been visible in several Autoritratti benedicenti drawn between 1968 and 1969. With the intention of revisiting art history Salvo proceeds to make his works known as d’après. Citing an old master painting does not necessarily mean copying it tout court, but rather doing it over in a simplified key, where the artist at times adds images of himself according to the process of the self-portrait.

These works, inspired by such great fifteenth-century masters as Cosmè Tura and Raphael, are shown in numerous exhibitions.

The following year “Projekt ’74” opens in Cologne: Salvo asks that his works not be shown at the Kunsthalle, the seat of the exhibition, but in a room at the Wallraf-Richartz-Museum, where San Martino e il povero, dated to 1973 (now at the Galleria d’Arte Moderna in Turin), is placed next to the masterpieces of one painter for each century, for example, Simone Martini, Lucas Cranach the Elder, Rembrandt, and Cézanne. Also in 1974 Salvo takes part in the group show “La ripetizione differente” curated by Renato Barilli and held at the Studio Marconi in Milan. In December he shows a single work, the Trionfo di San Giorgio (da Carpaccio), over seven metres in size, at the Toselli Gallery; the work is also shown at the 1976 Venice Biennale.

He paints his first “Italie” and “Sicilie”. These consist of clearly recognizable geographic maps bearing the names of famous philosophers, painters, writers followed by Salvo’s own name, all of which are neatly marked on the surface.

In 1976 there is a change in his research. He develops a series of landscapes in which he uses bright colours to depict horsemen amidst architectural ruins and visions of classical columns, viewed at different times of the day or night.

He meets Giuliano Briganti and Luisa Laureati, and Luciano Pistoi, the art dealer with whom he will have a close relationship for many years.

In 1977 his daughter Norma is born, and for the first time ever a museum hosts a retrospective of his work. Curated by Zdenek Felix for the Museum Folkwang of Essen, this major exhibition then travels to the Kunstverein in Mannheim.

Also in 1977 he finishes his Giganti fulminati da Giove, one of the largest of his works made during his mythological period. He has several solo shows, including an exhibition on the “Capriccio” at the Stein Gallery in Turin, later mounted at both the Françoise Lambert and the Pero Gallery, in Milan, and the Massimo Minini in Brescia, and he also participates in several group shows, including one at the Galleria d’Arte Moderna in Bologna and another one at the Holly Solomon Gallery in New York.

 

1980-99

Between late 1979 and 1980 Salvo paints a series of landscapes with country homes, churches, and monuments such as San Giovanni degli Eremiti in Palermo and the Tower of Pisa; appearing for the first time are trees inspired by Giotto and vegetation.

Between 1982 and 1983 he gains further acclaim in Europe. After the major retrospective organized by Massimo Minini at the Museum van Hedendaagse Kunst in Ghent, the following year his most significant works post-1973 are shown at the Kunstmuseum in Lucerne, and later at the Nouveau Musée di Villeurbanne, near Lyon.

It is the start of his relationship with the writers Giuseppe Pontiggia and Leonardo Sciascia, who will dedicate some of their writings to him.

In the summer of 1984 Maurizio Calvesi invites Salvo to “Arte allo specchio” at the 41st Venice Biennale: he shows six of his works, including San Martino e il povero, Il bar, made in 1981, and a painting from the cycle Rovine dated to 1984. Upon returning from a long trip to Greece, Yugoslavia, and Turkey, he paints mishram, the typical Muslim graves he had visited in Sarajevo. This theme, introduced by Franco Toselli, will be followed by Ottomanie (a neologism coined by Salvo), variants of the previous landscapes featuring minarets portrayed to reveal the essentiality of their architecture.

In 1986 the treatise Della Pittura. Imitazione di Wittgenstein is published; it consists of 238 short paragraphs in which Salvo gathers his thoughts on painting according to the method of the axiomatic proposition and the rhetorical question. The volume is published in Italian, English, German, and Spanish.

He meets Daniele Pescali, who will be his main art dealer from 1987 to 1995.

In 1988 he holds two institutional exhibitions, at the Museum Boijmans Van Beuningen in Rotterdam, and at the Musée d’Art Contemporain Nîmes.

He paints works inspired by the paintings of Pieter Jansz Saenredam; Interni con funzioni straordinarie are shown at the In Arco Gallery in Turin in 1991.

In 1992 Renato Barilli is the curator of the artist’s solo show “Archeologie del futuro” hosted by the Galleria dello Scudo in Verona; the catalogue includes essays by Giuseppe Pontiggia, Paul Maenz, and Luigi Meneghelli.

In the 1990s Salvo makes several series of paintings devoted to some of the places he has visited, including Oman, Syria, the United Arab Emirates, Tibet, Nepal, Ethiopia, as well as much of Europe, in particular France, Germany, and Norway.

From 1995 onwards Salvo begins spending several months a year in the gulf of Policastro and the Po Valley, near Monviso, places that inspire many of his works.

In those years he meets and spends time with the writer Nico Orengo, for whom he illustrates the book Cucina crudele in 2003.

In 1998 he has a retrospective exhibition at Villa delle Rose, the seat of the Galleria d’Arte Moderna in Bologna, curated by Renato Barilli and Danilo Eccher.

 

2000-15

In the 2000s other trips inspire the artist’s painting, especially ones to China, Thailand, Egypt, and Iceland.

He has several solo shows, including at Dep Art and Zonca & Zonca in Milan, Raffaelli in Trento, and Mazzoleni in Turin, and in public spaces like Palazzina Azzurra in S. Benedetto del Tronto and Trevi Flash Art Museum (curator Luca Beatrice), and the Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea in Bergamo, for a two-man show with Gabriele Basilico, curator Giacinto Di Pietrantonio.

During these years his painting embraces the subject of the lowlands, and he introduces a new perspective in his landscapes.

Turin, his adoptive city, devotes a major retrospective to his work at the Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, curator Pier Giovanni Castagnoli, in 2007.

Salvo spends a great deal of time in Costigliole d’Asti, located between the Langhe and Monferrato, whose hillside landscapes appear in his last works.

In 2013 he begins working with the Mehdi Chouakri Gallery in Berlin, where a solo show of his work is held in 2014.

That same year, in addition to painting his favourite subjects like landscapes and still lifes, he goes back to some of the subjects he had abandoned over three decades before, but in a new key; he makes a large-scale Italia, a Sicilia and a Bar, which he presents in March 2015 on the occasion of his solo show at the Mazzoli Gallery in Modena. He died on 12 September 2015 in Turin.